Micetti #10 - Palla di cristallo

Un tentativo di prevedere quello che accadrà nel primo test fra Springboks e Lions

Dodici anni fa Retshegofaditswe Nché era ancora un ragazzino.

Probabilmente nessuno aveva ancora deciso di soprannominarlo Ox, bue, a quell’età. Eppure era già grande abbastanza per ricordare, oggi, quello che accade nel primo test del tour dei Lions del 2009.

In prima linea c’era un pilone sinistro come lui, come lui con un soprannome animalesco, come lui con appena un pugno di caps ottenuti fino a quel momento, come lui messo di fronte ad un pilone esperto, tecnico, forte, considerato uno dei migliori al mondo.

Era Tendai Mtawarira, e vinse il man of the match di quella partita dopo aver distrutto Phil Vickery.

Chissà come si è svegliato questa mattina Ox Nché e quanto conta per lui questa eredità che gli è lasciata in dote.

Benvenuti alla decima edizione di Micetti, si gioca.


Una settimana fa, dopo aver visto Lions v Stormers, ho deciso di tentare la fortuna e provare a indovinare la formazione che Warren Gatland avrebbe selezionato per il primo test contro gli Springboks.

Non è andata benissimo, ma almeno posso dire di non essere l’unico sorpreso.

Nonostante questo, è ora di rimettere sul tavolo la palla di cristallo e provare a indovinare quello che accadrà nella partita di oggi.

Fino a questo momento i Lions hanno nascosto tutto, mentre gli Springboks hanno nascosto niente. Gli uomini in rosso hanno giocato un rugby estremamente basilare, dove le superiori skills individuali sono bastate per battere avversari di livello inferiore. Anche contro il Sudafrica A, come abbiamo detto la scorsa settimana, i Lions hanno teso soprattutto a non lasciar vedere niente.

Al contrario, il Sudafrica è una squadra che mette in campo qualcosa di molto preciso. Tutti sanno che cosa faranno, tutti conoscono la loro identità tecnica e tattica, quasi nessuno riesce a fermarli.

I tratti distintivi del Sudafrica sono tre: fasi ordinate di primissimo livello, un sistema difensivo molto aggressivo e un gioco tattico al piede senza pari per varietà e quantità.

Scegliendo una formazione atletica, mobile e tecnica, l’idea di Warren Gatland e dei suoi compagni di merende è quella di giocare, attaccare e battere la miglior difesa del mondo. Non per battere gli Springboks al loro stesso gioco, ma per ribaltare il tavolo ed essere la loro nemesi.

Un piano estremamente ambizioso che comporta un livello di rischio davvero alto, specialmente per quanto riguarda un primo test: i Lions sono riusciti a ribaltare una sconfitta all’incontro d’esordio nella serie l’ultima volta nel 1989 e a pareggiare nel 2017, ma sono eventi rari nella storia degli scorsi tour.

Il Sudafrica rinuncia al suo 6+2 in panchina, una delle chiavi della vittoria mondiale. Il ruolo delle prime linee in ingresso dalla partita sarà comunque vitale

Sulla base di queste opposte identità, emergono tre temi chiave della partita.

Fasi ordinate

La battaglia per il possesso da rimessa laterale e per la mischia chiusa sarà affrontata da interpreti inattesi. In apertura abbiamo parlato di Ox Nché, il pilone sinistro degli Springboks con solamente due caps all’attivo prima di questa partita, che si trova ad affrontare il miglior pilone destro degli ultimi dieci anni, Tadhg Furlong.

Dall’altro lato Trevor Nyakane se la vede con Wyn Jones, al centro ci sono Luke Cowan-Dickie e Bongi Mbonambi.

Nella partita di dieci giorni fa un momento importante della partita: mischia a cinque metri per il Sudafrica, calcio di punizione a favore dei Lions. Wyn Jones batte Trevor Nyakane.

Il Sudafrica proverà certamente ad essere aggressivo, alla ricerca di una replica della prestazione in chiusa della finale mondiale, ma i Lions sono in grado di reggere l’urto e, anzi, sono forse leggermente favoriti in questo specifico settore. Nienaber ha confessato in conferenza stampa che Nché e Nyakane sono in campo per fare un lavoro specifico, mettendo a disposizione della squadra le loro capacità di movimento nella prima parte dell’incontro, per poi fare spazio a Kitshoff e Malherbe, che sono invece due belve da mischia ordinata.

Le cose potrebbero quindi cambiare ad inizio ripresa, e lì si giocherà una parte della partita a scacchi fra i due staff tecnici nella gestione dei cambi.

In rimessa laterale i Lions hanno qualcosa di più in termini di contraerea, con un Maro Itoje che in questo tour si è dimostrato capace di sabotare qualsiasi allineamento avversario. Gli Springboks hanno comunque una rimessa estremamente solida, e più che la contesa per il possesso sono due i frangenti collegati alla touche che ci interessano: da una parte il drive dei sudafricani, arma letale che i Lions sono riusciti a fermare con successo nella partita di sabato scorso; dall’altra l’utilizzo del vuoto alla coda della rimessa laterale da parte degli ospiti per innescare delle strike play da prima fase, qualcosa che abbiamo visto utilizzare spesso a inizio tour ma che man mano che si è andati avanti è stata usata sempre meno. Aspettiamoci un ritorno di fiamma di questo utilizzo del possesso: sarà interessante vedere se i Lions riusciranno ad innescarlo, dato che il Sudafrica concede loro il possesso su un lancio davanti, marcando sempre in mezzo e in fondo all’allineamento.

Gioco tattico

Nella partita tra Sudafrica A e Lions, gli Springboks mascherati hanno usato il piede in maniera leggermente diversa dal solito, con qualche variante in più.

Oltre al consueto utilizzo massiccio del box kick da parte di Faf de Klerk, il numero 9 e il suo collega Morné Steyn (che però non sarà della partita oggi) hanno spesso utilizzato il piede per scavalcare la linea difensiva dei Lions e trovare il prato negli spazi intermedi tra ala ed estremo o nella zona intorno al numero 9 avversario.

La partita del gioco al piede non si gioca tanto sulla contesa aerea, quanto sul tentativo di riconquista del pallone immediatamente successiva e, poi, sulla capacità di mettere chi ha recuperato l’ovale in una posizione scomoda dalla quale uscire.

Il Sudafrica A ci è riuscito molto bene ormai dieci giorni fa, grazie al grandissimo lavoro lontano dalla palla dei propri giocatori, in particolare gli avanti, che hanno superato quello dei colleghi in maglia rossa consentendo così di ridurre al minimo il tempo fra il recupero del pallone in aria, il seguente placcaggio e la conseguente pressione sul punto d’incontro.

Errori

In una partita che si codifica come una dialettica fra una squadra che vuole creare spazi, attaccare, allargare e una che invece tende a difendere in maniera diretta e aggressiva, quest’ultima vive sulla capacità di far commettere errori agli avversari.

In una partita che molto probabilmente si andrà a giocare punto a punto, a questo livello è sempre la capacità di fare meno errori degli avversari a risultare decisiva.

È qui che per chi scrive le scelte di Warren Gatland e del suo staff lasciano qualche punto interrogativo in più. In campo ci sono certo giocatori di valore assoluto e che hanno grande coerenza nell’essere assemblati tra di loro, eppure diversi sono soggetti a qualche passaggio a vuoto durante le partite, di quelli che gli Springboks non perdonano e puniscono immediatamente.

Elliot Daly, ad esempio, è un giocatore sopraffino che a numero 13 ritrova il suo ruolo preferito. È lì perché è il secondo centro più rapido e con le qualità distributive migliori per tentare di girare attorno alla arrembante difesa sudafricana. È anche un giocatore che, nella sua eccellenza, commette un errore gratuito a partita.

Ali Price, che ha certamente convinto più degli altri mediani di mischia presenti in tour, è un altro giocatore che concede qualcosa rispetto a un Conor Murray forse senza grandi picchi, ma sicuramente continuo e regolare.

Duhan van der Merwe, infine, è forse il giocatore che più di altri offre da una parte dividendi importanti, pur avendo delle zone d’ombra nel suo gioco. Più di una volta lo abbiamo visto farsi cogliere leggermente fuori posizione nel gioco tattico, o fare fatica a leggere una situazione difensiva e porgere il fianco agli avversari.

Per questo motivo la scommessa dello staff dei Lions è così grossa. Una scommessa che potrebbe pagare alla grande: una vittoria nel primo test significherebbe mettere gli Springboks nella condizione di dover proporre qualcosa di diverso e forse non ne sarebbero capaci. Ma una sconfitta potrebbe anche tagliare le gambe al resto della serie.

Prima di chiudere un piccolo elenco, quello di alcune storie personali che, al di là degli aspetti più strettamente tecnici, condiscono una partita e una serie così.

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Ci sentiamo in settimana su Ohvale Rugby Blog per capire cosa sarà successo stasera, a presto!