Micetti #9 - Il quarto test

La partita tra Sudafrica A e Lions è stata un goloso antipasto a quello che ci aspetta

È iniziata. Lo si capisce da qui.

Da qui e da tante altre cose accadute nella sfida tra Sudafrica A e British & Irish Lions.

Questa è Micetti, e manca solo una settimana al primo test della serie.


L’ultima settimana è stata molto produttiva su Ohvale Rugby Blog. Valerio Bardi ci ha regalato due ritratti da parte sudafricana con una monografia su due protagonisti del tour del 2009: Heinrich Brussow e Morné Steyn.

Nell’ormai tradizionale pezzo di approfondimento di inizio settimana, invece, ci siamo soffermati sul fatto che il tour stava entrando nel vivo. Da una parte la difficile gara contro gli Sharks e dall’altro l’annuncio di una agguerrita formazione per il warm up match con il Sudafrica A, faceva intendere che la musica, appunto, stava cambiando.

Ed effettivamente è cambiata: i Lions sono andati incontro alla prima sconfitta del loro tour, maturata per 17-13 contro una supposta seconda squadra nazionale che assomigliava in maniera sinistra alla prima, con in campo almeno 9/10 titolari certi.

Un vero e proprio quarto test.

Com’è andata la gara

La partita tra British & Irish Lions e Sudafrica A è sembrata a tratti una partita di nascondino con una spruzzata di lotta libera. Entrambe le squadre sono state ben attente a mostrare il meno possibile, e ne è emersa una gara strana, dove è difficile discernere quali siano gli elementi strutturali da tenere davvero in considerazione in vista della gara di sabato 24 luglio.

Facciamo un accenno di cronaca per chi non ha seguito la gara attraverso i canali paralegali esistenti: nella prima parte di gara i Lions hanno avuto più possesso e territorio, ma il Sudafrica ha segnato 17 punti in mezz’ora con due mete frutto di due errori riconducibili a una brutta gestione del possesso da parte di Owen Farrell.

Nel primo caso il numero 10 in maglia rossa, che ha sostituito Dan Biggar all’ultimo secondo, è stato lento nel leggere una situazione offensiva nei 22 avversari e si è fatto intercettare un calcio a scavalcare da Eben Etzebeth. La palla è finita nelle mani di Damian De Allende che ha servito Sbu Nkosi e non c’è stato più niente da fare: 70 metri a tutto gas per l’ala e vantaggio per i padroni di casa.

Nel secondo, Farrell ha mal gestito un pallone a ridosso dei propri 22. Messo sotto pressione, invece di far lavorare gli avanti con pazienza, ha prima chiesto l’ovale e poi l’ha spostato dentro la linea dei 22 metri a Elliot Daly, costretto a calciare dalla parte aperta senza poter portare grande pressione sul ricevitore. Quest’ultimo altri non era che il pericolo pubblico numero uno Cheslin Kolbe, che ha mandato al bar Louis Rees-Zammit, ha fatto il giro attorno a Chris Harris ed ha chiuso scaricando su Lukhanyo Am per mandare il capitano di giornata in meta.

Sotto 17-3, gli ospiti hanno reagito e nel finale di tempo hanno assediato gli Springboks in disguise sulla loro linea di meta. Questi si sono visti sventolare due cartellini gialli da Jaco Peyper: uno a Faf de Klerk per gioco pericoloso (al limite del rosso, ma ci arriviamo) e uno a Marco van Staden per falli ripetuti.

In questo frangente i Lions hanno continuato a battere le proprie punizioni a 5 metri come fanno gli Exeter Chiefs, giocando velocemente invece di andare in mischia o in rimessa. Lo hanno fatto tante volte e alla fine hanno perso: Wyn Jones è arrivato a segnare con un doppio movimento, l’arbitro ha decretato un calcio di punizione contro ed è finito il primo tempo.

L’incaponirsi in questa situazione ha destato molte critiche da parte di spettatori e stampa, ma c’è buona ragione di credere che ci siano due motivi alla base di questa scelta dimostratasi poco remunerativa: uno è che i Lions non hanno mostrato nulla della propria rimessa laterale e della costruzione del drive, un altro che cercare di battere il Sudafrica in quella situazione avrebbe significato segnare uno di quei punti che non vanno sul tabellone ma che mettono in chiaro le cose sul campo.

Nella ripresa poi i Lions hanno accorciato fino al 17-13 grazie a una meta (arrivata proprio in una circostanza di pick and go ravvicinato) e un calcio. Hanno giocato venti minuti di un bel rugby di movimento da una parte all’altra del campo, con Farrell finalmente all’altezza della situazione, ma non sono riusciti a segnare la meta del sorpasso. Nel finale hanno poi perso lucidità e non sono più andati vicini a ribaltare la situazione seppur infliggendo agli avversari un parziale di 10-0.

Da questi 80 minuti emerge la preoccupante tendenza dei Lions a continuare a fare errori che contro difese come quella sudafricana non ti puoi permettere. Più interessante però l’emergere di due frangenti dove probabilmente si giocherà buona parte della serie: il gioco tattico al piede (in maniera non del tutto inconsueta Faf de Klerk ha calciato per aria praticamente ogni possesso del Sudafrica) e la mischia chiusa (giubilo da parte di Warren Gatland per le tre/quattro oneste scarrettate del suo pack ai danni degli avversari).

Una breve infografica di quello che è andato bene e quello che invece non è stato pienamente soddisfacente o totalmente negativo nella prestazione dei Lions

Altri dettagli da cui si intuisce che la serie è praticamente incominciata

Non solo le scaramucce scoppiate in diversi momenti della partita con la solita collezione di strattoni e prese per il bavero, non solo Eben Etzebeth che ridacchia mentre guarda sinistramente gli avversari, e non solo Faf de Klerk che mira alle parti intime di Kyle Sinckler: che il gioco si fa duro si capisce quando scendono in campo gli allenatori per dirsene quattro a mezzo stampa.

Warren Gatland si è lamentato dei provvedimenti arbitrali contro Faf de Klerk, che sul finire del primo tempo è entrato in un raggruppamento in maniera sconsiderata e per tale intervento ha ricevuto un cartellino giallo. La sanzione arbitrale è apparsa onestamente un po’ leggera rispetto alle recenti decisioni: se è vero, come fa notare Peyper, che la spalla del mediano non va a contatto con la testa di Navidi è altrettanto vero che il placcaggio è così composta da far sì che de Klerk finisca per dare una sonora testata al flanker gallese, finendo per farsi male lui stesso. Si tratta comunque di un intervento diretto alla testa, e come tale meritevole di un cartellino rosso che avrebbe compromesso la presenza di un giocatore fondamentale come Faf per gli Springboks nel primo test.

La replica di Rassie Erasmus non si è fatta attendere. In maniera un po’ boomeristica il tecnico campione del mondo ha caricato su Twitter due video girati per il verso sbagliato che hanno per oggetto uno dei temi preferiti dai sudafricani: la tecnica di placcaggio di Owen Farrell.

Ah, nel frattempo Gatland si è pure preso la briga di ironizzare sulla controparte sudafricana, apparso in campo come contro la Georgia in veste di waterboy ma dedicato soprattutto a consigliare i propri giocatori: “Se sei un portatore d’acqua, sarebbe opportuno che tu portassi dell’acqua con te la prossima volta.”

Insomma, in quanto a dita negli occhi è appena iniziata.

Cosa succede questo sabato

Siamo arrivati al termine del tour che poi proprio tour non è stato: i Lions affronteranno alle 18:00 l’ultima gara contro le franchigie sudafricane, stavolta contro gli Stormers.

La situazione della formazione per il primo test contro il Sudafrica è fluida al 70-80%

Warren Gatland su quanto lo staff abbia già assegnato la maglie da titolare per sabato prossimo. Ovviamente nessuno gli crede fino in fondo, ma ci sono obiettivamente alcune situazioni da definire in certe parti del campo

La prospettiva, ventilata da Erasmus, di poter mettere di nuovo di fronte Sudafrica A e Lions non è stata praticamente mai presa in considerazione. Per dare ancora minutaggio ai suoi, il tecnico sudafricano ha quindi trovato un accordo per disputare un warm up match contro i Bulls, che nel frattempo sono riusciti a tornare al lavoro dopo i casi di positività delle scorse settimane.

Avremo quindi due partite. In quella dei Lions vedremo in campo due delle tre novità della rosa, ovvero Marcus Smith e Alun Wyn Jones. Il mediano di apertura dell’Inghilterra viene messo in campo per concedere riposo a Owen Farrell e a Dan Biggar, che ha un problema ad una caviglia, mentre Finn Russell continua nel suo disperato tentativo di tornare a disposizione ma è praticamente fuori dai giochi, per parola di Gregor Townsend, per il primo dei tre test contro gli Springboks.

Ancora una apparizione dalla panchina per Mako Vunipola, che come supersub sta funzionando alla grande. Ottima prova contro il Sudafrica A con anche due placcaggi completati in uno-contro-uno con Cheslin Kolbe

Il redivivo seconda linea invece partirà dalla panchina. Ha recuperato da una sublussazione alla spalla in appena 18 giorni e, dopo aver detto che non lo avrebbero buttato subito nell’arena, Gatland e il suo staff gli hanno dato una maglia per dimostrare di poterci essere.

Per la cronaca la terza novità è Ronan Kelleher. Il tallonatore irlandese aveva già integrato il ritiro dei Lions prima della partenza per il Sudafrica ed è stato chiamato ad integrare la rosa. Non ci sono notizie ufficiali di acciacchi o infortuni tra i numeri 2 a disposizione, ma evidentemente c’è qualcosa da prevenire.

Ascolta: non sei qui solo per fare numero, devi alzare la mano ed essere presente. Spingi per ottenere una maglia nella serie, altrimenti non ha senso che tu sia qui. Fai quello che fai sempre, lavora duro. Se giocherai bene abbastanza, allora ci saranno delle opportunità per te.

Warren Gatland ad Adam Beard

Nel XV dei Lions importante rivedere in campo Stuart Hogg e Robbie Henshaw, visto che entrambi hanno giocato poco a causa di alcuni infortuni in allenamento. Sono due pezzi pregiati candidati ad una maglia da titolare nella serie.

Il Sudafrica A metterà invece in campo una formazione dove sarà possibile dare minuti a giocatori comunque importanti per gli Springboks: Conie Oosthuizen e Vincent Koch ne sono due esempi, mentre Joseph Dweba e Damian De Allende si sparano la seconda partita in quattro giorni.

In Sudafrica, nel frattempo

Mentre le energie di tutta la stampa sportiva europea si concentrano sul tour, la nazionale sudafricana è chiamata ancora una volta a rappresentare un punto d’unione di un paese che sta attraversando un momento particolarmente drammatico.

Negli ultimi 4 giorni, da quando l’ex presidente Jacob Zuma si è consegnato alla giustizia per scontare la sua condanna a 15 mesi per oltraggio alla corte, il paese è attraversato dalla violenza, in particolare nella regione del KwaZulu-Natal e nella città di Durban.

Oltre 100 morti, quasi 2000 arresti, centinaia di negozi saccheggiati e dati alle fiamme, razzie e violenze hanno costretto il governo a rispondere mettendo l’esercito per le strade. Secondo la BBC la cittadinanza si sta armando e organizzando ronde per proteggere le proprietà e si teme che presto ci siano carenze di cibo per buona parte dei residenti.

Una situazione terribile all’interno della quale la bolla che protegge Lions e Springboks dal coronavirus li isola anche dal contesto esterno. Sul sito ufficiale della federazione sudafricana è uscito un messaggio senza firma, ma evidentemente pensato per essere espressione della squadra nazionale.

Siamo solo una squadra di rugby; non abbiamo nessun vero potere e nessuna autorità; non c’è ragione per cui qualcuno debba starci a sentire o ascoltare ciò che diciamo. Siamo solo normali sudafricani come voi. E come voi stiamo soffrendo.

Come voi, siamo inorriditi dal dolore, dalla sofferenza e dalle vite perdute in quanto è accaduto.

Ci sconvolge vedere le misure disperate che le persone hanno dovuto prendere per proteggere il loro quartiere, le loro proprietà e le loro vite. Ma sappiamo, come sportivi professionisti, che parliamo da una posizione di privilegio e che abbiamo poca esperienza diretta della povertà in cui molti dei nostri connazionali vivono le loro vite.

Sappiamo anche, però, che il saccheggio e la violenza e appiccare il fuoco agli edifici non migliorerà le vite di nessuno nel lungo periodo.

Come giocatori, tutto quello che possiamo fare è il nostro lavoro: fare del nostro meglio per vincere partite di rugby nella speranza di regalare un sorriso alle persone e dimostrare che siamo più forti quando siamo uniti. Sudafrica, non è solo un hashtag: noi ci crediamo davvero.

Siamo solo una squadra di rugby fatta di normali sudafricani che amano il proprio paese e la sua gente e vogliono vederli prosperare.

Ma il nostro paese sta sanguinando. Incominciamo a guarire essendo più forti insieme.”